Cenni Storici - Padregnano "Comune Rurale"

L'originalità di Padregnano nei tempi antichi fu quella di trovarsi nei pressi dell'incrocio di tre strade: la strada mercatoria che percorreva la riva sinistra il Ticino, la Como-Novara e la Milano-Novara

Data di pubblicazione:
04 Ottobre 2021
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L'originalità di Padregnano nei tempi antichi fu quella di trovarsi nei pressi dell'incrocio di tre strade: la strada mercatoria che percorreva la riva sinistra il Ticino, la Como-Novara e la Milano-Novara che, probabilmente, attraversava il Ticino nel suo territorio. Si spiega così la presenza del castello del quale parlano i documenti del 1135, 1154, 1159, oltre al villaggio e al porto sul Ticino: tre poli vitali che decaddero in favore di Turbigo.

IL CASTELLO DI PADREGNANO

La presenza del toponimo Castellazzo ci consente di localizzare l'antica fortificazione sul poggio a nord di S. Vittore (dove oggi insiste una cava abbandonata), mentre la presenza documentata dei capitanei de Arconate porterebbe ad indicare questa nobile famiglia come detentrice del potere locale.Infine, nel diploma di infeudazione (9 giugno 1164) a Rainaldo di Dassel della pieve di Dairago troviamo citato il Castellum inferius Paternianum, inferiore forse a quello di Turbigo e, in un diploma di Federico I, datato 17 aprile 1159, venne ribadito che tra i possedimenti del monastero fruttuariense vi era anche “(...) Paterniano in castello, villa e portibus (...)". Padregnano quindi era costituito - alla fine del XIII secolo - da tre insediamenti distinti: il porto sul Ticino, il villaggio all'incrocio delle dette vie, il castello arroccato sul poggio a settentrione dell'antica chiesa di S. Vittore.

I FRUTTUARENSI

La congregazione fruttuariense ebbe il suo centro nell'abbazia di S. Benigno di Fruttuaria, fondata in diocesi di Ivrea agli inizi dell'XI secolo da Gugliemo da Volpiano originario di Orta.Questi riuscì, riformando con le sue originali Consuetudines i circa quaranta monasteri a lui soggetti, a lasciare tracce indelebili nella storia europea medioevale. Morì il 1 gennaio 1051 a Fècamp, restando comunque un punto di riferimento di quella società dell'anno Mille che, sulle basi del vecchio mondo, cercava di aprirsi al nuovo.Organizzato sul modello cluniacense, l'ordine fruttuariense ottenne presto il privilegio dall'esenzione dalle tasse e riuscì ad infiltrarsi anche nella diocesi milanese.

Il MONASTERO DI SAN NICOLA E BENIGNO (1094-1197)

La prima notizia circa la presenza di Fruttuaria nella diocesi milanese risale al 1014, allorchè un diploma imperiale accenna a non meglio specificate proprietà dell'abbazia piemontese nell'episcopato di Milano. L'esistenza di una cella posta accanto alla chiesa di S. Giorgio di Bernate Ticino è documentata da una permuta di beni effettuata il 3 gennaio 1064 tra Fruttuaria e il monastero di S. Vincenzo di Milano, ma è con la donazione della chiesa di S. Martino a Padregnano - per iniziativa di due coniugi milanesi - che iniziò nel 1094 la documentata presenza dei Fruttuariensi nella diocesi milanese.Il documento dice testualmente che “Anselmo del fu Arderico, che era detto capitano della città di Milano, e la moglie Anna, figlia di Redaldo, pure di detta città, di legge longobarda, donano al Monastero di S. Nicola e S. Benigno di Fruttuaria la loro porzione di chiesa di S. Martino con tutte le pertinenze, posta nel luogo di Padregnano". La donazione comprendeva anche pertinenze legate alla metà della chiesa di S. Martino (non si conosce ancora il proprietario della rimanente metà) e tenendo conto che l'area attorno al monastero era detta brera non è azzardato pensare che anche l'altro proprietario appartenesse ad un casato longobardo.Il priorato di Padregnano sorse dedicato a S. Nicola, il protettore dei viandanti per cui aveva anche un ospizio che continuò “il servizio" fino al sec. XVIII. I beni del monastero si accrebbero nel 1100 quando quattro abitanti di Padregnano vendettero al monastero 21 pertiche composte da vigne e da campi. Tre anni dopo i monaci presero a livello metà della decima di Padregnano che spettava ai De Arconate.Il monastero possedeva beni anche a Castano nel 1111, forse l'attuale cascina S. Nicola; a Sacconago nel 1115; a Busto Arsizio nel 115611. Oltre ai monaci c'erano anche conversi chesceglievano di vivere nel monastero come testimonia un atto del 1135: “I coniugi Ottone e Piubella di Padregnano cedono i loro beni e si fanno conversi".In una bolla papale del 1154, che enumera gli insediamenti fruttuariensi, spicca la posizione del priorato di S. Nicolao il cui priore, forse in ragione dell'antichità dell'insediamento, era considerato vicario dell'abate di Fruttuaria nell'archiepiscopato milanese, almeno fino al 1197, quando S. Nicolao, oramai privo di risorse economiche, venne affidato alle cure dei priori di Voltorre.Allora, nel monastero del Ticino cessò la vita monastica, rimasero solamente i conversi e, ad officiare nella chiesa di S. Nicola, arrivarono gli inviati del priore di Voltorre. La decadenza del monastero fu dovuta probabilmente ad un incendio appiccato da truppe Pavesi, Lodigiane o Bergamasche che si erano trovate a passare di lì. Certo è che la devastazione del sito dev'essere avvenuta alla  fine del secolo in quanto, ancora nel 1190, il priore Lantelmo di Castelseprio, proveniente dal monastero di Ganna, si era ritirato a Padregnano in contemplazione e raccoglimento.

DOPO LA DEVASTAZIONE DI PADREGNANO (1197)

Per far fronte al debito contratto dal monastero di Padregnano e recuperare parte del danno subito dalla devastazione delle truppe, il priore di Voltorre impegnò la proprietà degli edifici attraverso un complesso di atti che sarebbero scaduti nel 1229. Allora, le terre vennero date a privati tramite \investitura massaricia" per ottenere un reddito sicuro. Si conosce un contratto di questo tipo del 1282, al momento del rinnovo quinquennale. I contraenti erano, per metà, abitanti di Castano mentre la rimanente parte era lavorata da Aurelio Clivio di Padregnano: il canone era in parte in denaro e parte in natura (vino, segale, miglio, frumento, fave, fagioli).Dai Fruttuariensi ai Canonici Lateranensi di S. Maria della Passione di Milano. Con il XVI secolo iniziò il declino del monachesimo fruttuariense nelle terre ambrosiane: nel 1519 l'ultimo abate commendatario di Voltorre, il card. Alessandro Sforza, cedette i monasteri e i suoi beni (comprendenti anche quello dell'ex priorato di Padregnano) ai Canonici Lateranensi di S. Maria della Passione di Milano.

Il PADREGNANO “COMUNE RURALE”

Dopo la vicenda fruttuariense che proseguì con i Canonici, da un documento del 1537 sappiamo che Paragnano era Comune rurale (al pari di Induno e Robecchetto) e vi erano tre fuochi, pari a 15-20 persone. Sappiamo addirittura che delle tre famiglie, due erano massari e nell'ultima il capofamiglia era un navirollo. Oramai l'antico paese era scomparso e le tre famiglie abitavano nell'ex monastero.

Ultimo aggiornamento

Lunedi 04 Ottobre 2021